Ascoltare, riascoltare, elaborare ed ancora riascoltare.
In un periodo nel quale l’ascolto dai tablet, dai cellulari ha preso il sopravvento dall’ascolto tradizionale, che un tempo avveniva soprattutto tramite apparecchiature hi-fi, su vinile prima e su CD poi, mi sembra opportuno, prima di aprire le varie sessioni che riguardano i differenti generi musicali, portare la mia esperienza, che ho accresciuto nel tempo, rispetto all’ascolto musicale. Questa è una pratica, una sensibilità che possiamo accomunare al gusto di sapere leggere un buon libro e assaporarne le varie sfaccettature, così come il guardare un’opera d’arte, che ovviamente si acquisisce nel tempo. Per quanto riguarda la musica, possono cambiare non solo i gusti musicali, ma esistono anche diversi ascolti. Nel mio caso posso riassumerne tre:
1) Ascolto da appassionato e collezionista;
2) Ascolto da musicista;
3) Ascolto da produttore musicale
Per fare una eloquente dissertazione su cosa questi significano, devo, per forza di cose, iniziare dalla mia esperienza personale, che accompagnerò con alcuni eventi e ricordi autobiografici per comprenderne meglio l’evoluzione.
Ovviamente inizio dal primo tipo, come fruitore di musica.
Il mio ascolto musicale parte da tempi assai lontani, dal momento che già all’età di 2-3 anni, passavo la maggior parte delle mattinate a casa di mia nonna ad ascoltare dischi, soprattutto 45 giri, in un vecchio giradischi che mio zio aveva lasciato lì.
La maggior parte di questi dischi, lasciatemi in eredità da mio zio (una piccola parte), ma soprattutto mia cugina, andavamo dal twist (R.Pavone, E. Vianello, Rosy), fino al beat (Corvi, Equipe 84, Giganti, Ribelli, Rokes), alla musica pop (Mina, Dalida, O. Vanoni) oltre altri che compravo io, accompagnato da mia nonna materna. C’era un venditore ambulante, in centro, che vendeva 45 giri che all’epoca, per risparmiare, portavano due successi discografici di diversi artisti sui due lati, suonati da artisti poco conosciuti (I Combos su tutti). Poi col tempo scopri che alcune di queste rivisitazioni suonavano meglio rispetto agli originali (Zucchero, Venus, Tu sei bella come sei, Il sole è di tutti). Questo venditore mi faceva ascoltare i dischi e mia nonna mi acquistava quelli che mi piacevano, a volte anche doppioni.
Inoltre c’era anche una bella collezione di dischi orchestrali, originariamente appartenuti a mia madre (a quanto mi dicevano. Per non farmi mancare nulla, mi alternavo con la casa dei nonni paterni, dove anche li stavo attaccato davanti ai giradischi. Ascoltavo di tutto, anche i 45 con le fiabe che già iniziavano a girare da qualche anno.
Inoltre, anche se non sapevo ancora leggere, avevo sviluppato una particolare abilità a sapere riconoscere il lato corretto del 45 giri da mettere. Pertanto Franca, la ragazza che faceva le pulizie a casa di mia nonna, mi diceva di mettere un disco e io lo mettevo tranquillamente. Mio nonno mi raccontò che una volta, con suo fratello e le sue sorelle fecero un esperimento, mi dissero di mettere alcune canzoni che avevano la stessa etichetta ed io riuscivo tranquillamente a mettere quella esatta. In realtà, poi dopo anni, mia cugina, mi spiegò che mi aveva insegnato a sapere distinguere un disco dall’altro, dal momento che ogni brano aveva una sua lunghezza di titolo, un certo numero di solchi e una sua etichetta. Combinando questi tre fattori, non poteva venire fuori altro che un solo lato di un 45 giri.
Successivamente l’ascolto passo alle musicassette, anche li spesso comprate di seconda mano o cover di originali.
La prima vera svolta all’ascolto musicale venne attorno alla terza media.
L’estate precedente avevo conosciuto nel villino dove usavamo villeggiare, alcuni ragazzi più grandi con i quali uscivo, che mettevano molta musica rock. Tra questi ricordo Cat Stevems, Genesis, J. Hendrix.
Sinceramente non mi piaceva nulla di questo genere musicale.
In terza media però, un mio compagno di classe, che aveva un fratello più grande, ascoltava Pink Floyd, Emerson Lake & Palmer, Led Zeppelin e soprattutto i Genesis.
Quando ci fu una conversazione sulla musica, gli dissi chiaramente che questi ultimi li avevo ascoltati e li detestavo. Lui mi chiese se li avessi ascoltati bene e mi registrò “…And then there were three” dei Genesis. Dopo alcuni ascolti fu amore incondizionato e da li in poi cominciai a comprare e ad ascoltare il cosiddetto “rock classico”, soprattutto il prog. Mi meravigliai su come m,ai non li avessi apprezzati la prima volta che li avevo ascoltati l’estate precedente. Cominciai a capire che era una questione di ascolto. Continuai, quindi, a comprare questo genere di dischi per alcuni anni.
L’altra svolta avvenne all’età di 15 anni, durante una vacanza estiva a Weston Super Mare (UK). In discoteca mettevano: Girlschool, Siouxsie & Banshees, ovviamente oltre la classica disco di quegli anni.
Sinceramente non riuscivo a capire come potesse piacere quel tipo di musica, tra l’altro detestavo i punk, che una sera avevamo percepito che inseguissero me ed un mio amico con un motore, oltre ad avere assistito ad un processo dove un ragazzo vestito stile Sid Vicious aveva provato ad aggredire un nostro insegnante di lingue.
Tornato a Palermo, dopo qualche mese, cominciai a vedere in tv un programma pioneristico per quei tempi: “Mr. Fantasy”. Questo fu uno dei primi programmi televisivi che, dal 1981, cominciava a trasmettere i videoclip musicali.
Tra questi, mi colpi soprattutto “Spellbound” di Siouxsie & The Banshees, che ovviamente cercai per acquistarlo. Andai quindi nel negozio di musica, dal quale mi rifornivo, che mi disse che aveva il LP e non il 45 giri e che non si poteva avere il singolo perchè a Palermo la new wave non era attecchita.
Non essendoci alternative, comprai quindi il LP con i risparmi, che in genere mettevo da parte, tutti destinati all’acquisto di dischi.
Il primo ascolto del LP fu traumatico, dal momento che a parte la sopracitata “Spellbound” e “Arabian knight”, che avevo sentito in discoteca al “Last Resort” di Weston Super Mare, gli altri li definivo inascoltabili. Però il disco era stato acquistato con il sacrificio dei risparmi, pertanto decisi che lo avrei ascoltato fino a quando non me lo avessi fatto piacere, poi ovviamente non avrei mai più acquistato quel genere di musica.
Ascolto dopo ascolto, però quello che era ostico ed indecifrabile, cominciò a prendere una forma più familiare e cominciai a comprenderne il gusto e lo spirito, tanto da decidere poi di approfondire maggiormente questo tipo di musica.
La svolta definitiva avvenne nel periodo del mio quarto anno liceale, dove, in una uscita scolastica cittadina, un mio compagno di classe, che ascoltava questo genere musicale, non trovando Rockerilla, acquisto Mucchio Selvaggio che era più orientata al nuovo rock americano, del quale conoscevo poco e nulla.
Dal momento che ai tempi non c’era internet, l’unico modo di potere ascoltare qualcosa era tramite Rai-stereonotte, dove alcuni dei giornalisti, che scrivevano per Mucchio Selvaggio e Rockerilla, trasmettevano i dischi recensiti in radio.
Dischi che poi, in genere venivano ordinati in alcuni negozi nazionali o a volte anche all’estero. Tramite questi programmi ebbi la possibilità di scoprire il primo punk californiano, che poi diventò una vera e propria passione. Inoltre, le recensioni dei dischi, soprattutto su Mucchio Selvaggio, per dare un’idea del genere, mettevano riferimenti di artisti e generi precedenti. Cosa che ripresi quando anch’io, per un periodo, inizia a scrivere recensioni su alcune testate musicali (“Lo-fi” su tutte).
Quest’esperienza mi fece comprendere l’importanza dell’ascolto musicale che non deve essere frettoloso, ma richiede tempo per elaborarlo, comprenderne lo spirito e lo stile per potere apprezzare quello che si ascolta.
Passando nel secondo tipo di ascolto, diventava fondamentale cominciare a distinguere distintamente quello che ogni singolo strumento faceva, oltre a fare comprendere ai musicisti con la quale stavo cercando di formare la mia band (Criminal Party) cosa avrei voluto fare. Pertanto, ricordandomi delle recensione dei dischi che poi avevo acquistato, cominciai a costruire degli schemi dei vari generi musicali e della loro evoluzione da evidenziare ai musicisti che contattavo per formare la band. Questo riguardava soprattutto le vocalist, in un momento di difficoltà a trovarne di valide, oltre che interessate. mi ricordo in particolar modo una certa Giovanna, che facendole sentire brani del garage-punk anni ’60 ed alcuni del punk californiano, come due generi ai quali mi volevo rifare, mi disse che le sembrava lo stesso genere. Ai tempi pensai che non aveva capito nulla, ora sinceramente ritengo che il punk-rock, soprattutto quello americano, sia un’evoluzione diretta del primo punk anni ’60 americano (garage punk).
Situazione analoga avvenne durante una mia conversazione con il mio maestro di chitarra Franco Mussida a Milano, che mi disse che in fondo la struttura dei brani nella musica rock era rimasta invariata. Ai tempi pensai che diceva questo perchè non aveva approfondito il cosiddetto “nuovo rock”, ora ritengo che sostanzialmente avesse ragione. Questo anche per un maggiore approfondimento che ho fatto nel tempo, rispetto alla musica degli anni ’60, dove posso ora con certezza affermare che quasi tutti i generi che hanno preso piede nei decenni successivi, hanno posto i semi in quel periodo.
Un terzo tipo di ascolto l’ho iniziato a sviluppare quando ho iniziato sia a registrare, ma soprattutto a produrre io stesso la mia musica.
Ritengo che questo sia il tipo di ascolto più complesso ed articolato, perchè non si basa solamente a cosa fanno i singoli strumenti e come questi suonano associati tra di loro, ma anche a dosare la giusta equalizzazione, ambientazione, per dare sia chiarezza all’incisione, sia per rendere quel tipo di sound e mood che si vuole riprodurre in linea alla musica proposta (es. se si vuole proporre soul-funky anni ’70, bisognerà capire come rendere nella produzione quel tipo di sound).
Per questo, basti vedere come diversi produttori (da Phil Spector a Steve Albini) hanno caratterizzato le rispettive produzioni nel corso dei decenni.